Grazie, Professor Eco.

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Il mio approccio ad Umberto Eco non è stato dei più semplici: era il 1996, e il suo Trattato di Semiotica Generale è stato il primo libro acquistato per la prima materia all’università. Testi d’esame complementari Lector in Fabula e il fresco di stampa Kant e l’Ornitorinco. E dire che in gioventù non avevo neanche iniziato Il nome della rosa perché mi sembrava inaccessibile. Poi te lo trovi davanti, maestoso ed imponente come gli Illustrissimi Professori, perfettamente puntuale nel suo ritardo accademico di quindici minuti, e non hai neanche il coraggio di pensare che non ci stai capendo niente. Dopo due ore era già amore incondizionato.

Oggi non è morto Umberto Eco. L’intellettuale umanistico italiano più famoso al mondo resterà per sempre con chi avrà la voglia di addentrarsi nel suo pensiero e continuerà a portare avanti le sue idee e la sua ricerca. Basterà aprire un suo libro e leggere (o rileggere).

Grazie, Professore.

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