L’orrore: Spagna e Bruxelles


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Continuo a leggere dell’incidente dell’autobus carico di studenti #Erasmus in #Spagna. Sono sommersa da parole di cordoglio, dolore, disperazione. Ieri le biografie e i volti sorridenti delle vittime, il minuto di silenzio all’Università di Firenze, le voci e gli urli strazianti dei genitori, i commenti sulle tragiche fatalità, gli inviti a non demonizzare l’Erasmus (questa poi vorrei me la spiegassero, cosa c’entra con un incidente stradale, non lo so).

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La Sig.ra Rassegnazione

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C’è un gesto, più di altri, di una tristezza sconfinata: fare spallucce. Se poi capita quando sei solo, disteso sul letto, indeciso se abbandonarti alla sonnolenza post prandiale o immergerti nelle tue considerazioni sulla critica della ragion pura, beh! ti si materializza davanti agli occhi una figura inquietante.

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Cosa splende dopo la tempesta

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La mareggiata del 16 marzo a Catanzaro (foto MFB).

Avete mai notato cosa succede dopo il mare in tempesta? Voi tornate a respirare a piene narici, finalmente libere dalla salsedine. I vetri delle finestre restano macchiati dai cristalli di sale. Dormite tranquilli senza sentire il letto che trema ad ogni onda. Sui fili allacciati alle ringhiere dei balconi ricompaiono lenzuoli, tovaglie e asciugamani, stesi a prendere un po’ di sole. Ma prima che quell’odore intenso di acqua e sale e pesci scompaia, ancora prima della vostra lavatrice che gira a pieno ritmo, ecco comparire delle orme sulla sabbia appiattita e livellata dalla forza dell’acqua.

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Quando le dita sulla Lettera 22

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Passarono mesi prima che lei potesse pubblicare qualcosa a suo nome. Iniziò a firmare con un generico “redazione”. Poi arrivò il tempo delle sue iniziali puntate. Ma forse era già passato un altro anno. Del resto, era solo una tirocinante. Niente di importante, intendiamoci, era solo gavetta. A quei tempi, era già un lusso saltare a piè pari la stesura dei necrologi e occuparsi direttamente dei comunicati stampa delle forze dell’ordine. E per questo era stata additata come la raccomandata di turno.

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Ma che vuol dire “pitopitico”?!

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Eravamo piccini, io e i miei fratelli, quando capimmo che gli adulti a volte – nei cosiddetti momenti topici – hanno bisogno di concentrazione e non devono essere assolutamente disturbati. E allora si giocava silenziosamente, aspettando l’attimo liberatorio in cui potevamo riprendere a fare baccano. Doveva esserci sembrata un’espressione assai curiosa, e iniziammo ad usarla anche noi.

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Lettere d’amore e ceralacca

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Nonno Amilcare, nato non nel secolo scorso, ma nell’altro ancora, aveva un timbro d’ottone con le sue iniziali. Mi sembra di vederlo: scrive una lettera alla sua amata, padroneggiando con sicurezza penna e calamaio, senza sporcare d’inchiostro la carta vergata a mano. Poi scioglie la cera nel punto in cui i vertici della busta convergono, e appone il suo timbro con decisione.

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