Ma che vuol dire “pitopitico”?!

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Eravamo piccini, io e i miei fratelli, quando capimmo che gli adulti a volte – nei cosiddetti momenti topici – hanno bisogno di concentrazione e non devono essere assolutamente disturbati. E allora si giocava silenziosamente, aspettando l’attimo liberatorio in cui potevamo riprendere a fare baccano. Doveva esserci sembrata un’espressione assai curiosa, e iniziammo ad usarla anche noi.

Accadde quella volta che sfidammo la gravità con la mirabolante torre di Lego. Volevamo utilizzare tutti i nostri mattoncini in un’unica costruzione, compresi i pezzi speciali, così che ne venne fuori una torre alta più di noi, tutta strana: finestre ovunque, mattonelle sui soffitti, scale improbabili che non portavano da nessuna parte.

Al momento di sistemare in cima i pezzi semicircolari blu, quelli che solitamente andavano a formare un bel pozzo nel cortile, una voce familiare ci chiamò a raccolta. Stavamo rischiando il crollo di tutta la costruzione, non potevamo certo muoverci! E fu così che uno dei tre, tosto, rispose: non possiamo! Siamo nel momento pitopitico! E quindi, dopo aver celebrato la sacralità della nostra condizione,   tornammo a concentrarci sull’impresa di posizionare l’alberello verde che avevamo scelto come guglia.

Da allora, anche oggi che sappiamo pronunciare “topico” e sappiamo cosa vuol dire, i momenti di riflessione o quelli in cui abbiamo bisogno di concentrazione sono il nostro momento pitopitico.

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2 pensieri riguardo “Ma che vuol dire “pitopitico”?!”

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