L’orrore: Spagna e Bruxelles


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Continuo a leggere dell’incidente dell’autobus carico di studenti #Erasmus in #Spagna. Sono sommersa da parole di cordoglio, dolore, disperazione. Ieri le biografie e i volti sorridenti delle vittime, il minuto di silenzio all’Università di Firenze, le voci e gli urli strazianti dei genitori, i commenti sulle tragiche fatalità, gli inviti a non demonizzare l’Erasmus (questa poi vorrei me la spiegassero, cosa c’entra con un incidente stradale, non lo so).

Oggi, appena sveglia, mi incuriosisce la ricostruzione della traiettoria del bus trasmessa dalla TV spagnola. Sono ancora assonnata, mi stupisco di come possano una voce così suadente e un idioma così musicale raccontare un simile orrore.

Intanto mi distrae un’altra terribile notizia: esplosione all’aeroporto di #Bruxelles. Noooo, ancora terrorismo, è il mio primo pensiero. È un’ ANSA di quelle lapidarie, cinque parole racchiuse nelle crocette.

Torno ai commenti dalla Spagna, in attesa di aggiornamenti sull’esplosione. Rileggo un trafiletto con le parole dell’autista, così stranamente candide nel mare di sangue e brandelli di carne che devono aver visto i suoi occhi: scusate, mi sono addormentato. Scorrono davanti ai miei occhi i post delle vittime a qualche ora dalla tragedia. Allegri, divertiti, incuriositi, pieni di vita. Las Fallas sarà indimenticabile! E poi: dormiremo in autobus. E ancora: finalmente una foto sorridente! Elisa si è liberata dell’apparecchio ai denti e cinguetta: dopo tre anni un sorriso è d’obbligo. 

E dire che adesso i suoi genitori dovranno aspettare proprio la panoramica dei suoi denti per riportarla a casa. Tra le letture di ieri, due parole mi avevano profondamente turbato: odontoiatra forense. Sette medici legali e due odontoiatri forensi a lavoro per il riconoscimento delle salme. Lo strazio che deve essere questa formalità dell’accertamento dell’identità non oso immaginarlo. Figuriamoci cosa vuol dire se ti dicono che tu, tua figlia, non la puoi riconoscere. Tu pensi che la riconoscerti ovunque, tra mille altre persone, perché conosci il suo sguardo, uguale a quello di sua nonna, e poi ha gli stessi lineamenti del papà, il neo accanto alle labbra, il naso uguale al tuo e poi quell’andatura che aveva solo lei. Neanche ti balena l’idea che non la devi riconoscere mentre cammina, o mentre ti sorride con le labbra e con gli occhi. Figuriamoci se vai a pensare che l’unica speranza di riconoscerla, prima di arrivare all’esame del DNA, sono i suoi denti.

Non c’è rimasto niente. Solo brandelli di carne, vestiti bruciati, accozzaglie di cellulari e braccialetti e documenti che in quel macello si saranno mischiati. Sangue ovunque. Niente occhi verdi o marroni, niente pelle tatuata, niente nei o cicatrici. Restano i denti.

Perché insisto con un simile macabro dettaglio? Vi racconto un aneddoto. Avevo appena conquistato il foglio rosa quando il mio istruttore, consegnandomi le chiavi della Panda il giorno della prima lezione di guida, mi disse: tu non stai per prendere una patente e basta. Ancora non lo sai, perché tu vedi una conquista, vedi la libertà, vedi il tuo essere adulto. Ma tu avrai un porto d’armi. Lei è innocua – diceva quasi accarezzando il bauletto della Panda giallino pallido tappezzata di adesivi con marchio della scuola guida – perché farà esattamente tutto ciò che le dirai. È nelle tue mani. Non sorridere, non è uno scherzo. Hai tra le mani una pistola che potresti rivolgere verso di te, verso le persone che viaggiano con te e verso tutti quelli che ti stanno intorno. La prima regola è essere consapevole. Non metterti alla guida se non stai bene, se hai bevuto un bicchiere in più, o se sei particolarmente nervosa o agitata. Se hai sonno, fermati. Se uscite in gruppo per andare a ballare, decidete a priori chi guiderà al ritorno e quindi non dovrà bere, tanto farete a turno. Non devi avere paura della macchina perché lei risponde ai tuoi comandi, vedrai. Devi essere però sicuro delle tue condizioni psico-fisiche. Devi farlo per te e per gli altri.

Ecco. Nessun racconto sarà mai tanto macabro quando c’è da ricordare che se si ha sonno, così tanto che ti si chiudono gli occhi, bisogna fermarsi.

Nessuna buona notizia da Bruxelles: almeno un Kamikaze, almeno una bomba, almeno 13 morti, almeno una bomba inesplosa.

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