In ricordo di Nazzareno D’Atanasio

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I post dei miei ex colleghi della Maran mi ricordano che è trascorso un anno dalla tragica scomparsa di Nazzareno D’Atanasio. Lui aveva appena cinquantanove anni e tanto, tanto ancora da dare.

Oggi Facebook si è riempita delle sue fotografie e vedo che la tristezza è ancora tanta e viva. Certo, dispiace sempre della morte di qualcuno che hai conosciuto e che hai stimato. Forse dispiace ancor di più quando l’età è giovane ed è un improvviso infarto a strappare un uomo ai suoi affetti.

Cerco di distrarmi: penso che in fondo è stato “solo” un mio datore di lavoro. L’ho incontrato la prima volta a Roma, nella sede principale della sua Maran, e l’avrò visto altre quattro o cinque volte in tutto, eppure è un uomo che mi ha dato e insegnato tanto.

Poi, oggi, incappo nei post su Facebook dei miei ex colleghi. Clicco ancora una volta sui link con la notizia del funerale celebrato nella sua parrocchia di Spoleto. Ci sono ancora le foto. Su uno striscione leggo “LA SEDE DI CATANZARO AL TUO FIANCO ANCHE LASSÙ. GRAZIE NAZZARENO”. E finalmente capisco cosa mi accomuna a tante altre persone che lo hanno conosciuto: la gratitudine.

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Era appena iniziata l’estate di nove anni fa, quando Nazzareno D’Atanasio decise di investire in Calabria. Avrebbe aperto una filiale Maran a Catanzaro. Fino a quel momento era la sede di Roma quella più a sud: altre a Spoleto, a Torino e Firenze.

Io ed altri sette, selezionati tra esperti di comunicazione, avvocati e giovani laureati in scienze dell’amministrazione, partimmo alla volta di Roma dopo vari colloqui motivazionali e prove di gruppo. Saremmo rimasti lì per tre mesi mesi, per poi tornare a Catanzaro a novembre ed essere in grado di gestire ed incrementare la sede calabrese.

Maran sede di Catanzaro è ormai una realtà affermata. E tutta la città dovrebbe ringraziare Nazzareno D’Atanasio per averci creduto. Per questo, ho deciso di condividere con i miei concittadini la storia di un uomo coraggioso, a cui tutti dobbiamo tanto. Maran ha così tanti dipendenti a Catanzaro – tutti assunti a tempo indeterminato – che avrete sicuramente un amico, un parente, un figlio che lavora lì. Avrete sentito che fantastico ambiente di lavoro che è, quanto i dirigenti, pur giovani, sono stati capaci, quanti gli sforzi continui. Qualcuno magari vi avrà anche detto di sentirsi in famiglia, per come ormai i colleghi sono affiatati.

E questo è tutto merito di Nazzareno, che ha sempre creduto nell’importanza dell’ambiente di lavoro e della convivialità. Avrete sentito parlare delle cene aziendali. Io ho fatto in tempo a partecipare ad un paio, ed addirittura ad una di esse ero seduta accanto a lui. Potete immaginare che non abbiamo smesso di parlare un secondo, io a raccontargli con entusiasmo un sacco di aneddoti simpatici. In quel periodo era fresco fresco il recupero delle insolvenze di un uomo, famoso anarchico, che pur di non pagare i suoi debiti era andato a minacciare un dirigente della compagnia telefonica con un machete. Tutto documentato da pagine e pagine di cronaca locale speditomi dall’interessato in PDF. Ed io, orgogliosamente, l’ho convinto a sanare i suoi debiti. Non potevo non raccontarlo a Nazzareno! Anche se i ricordi migliori risalgono al periodo romano, quando chiese a noi otto startupper, il giorno del primo incontro, una breve presentazione. Io ovviamente, non mi ero resa conto di essermi dilungata così tanto. Me lo hanno fatto notare i miei colleghi. Ma lui non batteva ciglio. Stava ad ascoltare attento ed interessato. Che dire poi della sua ospitalità a Spoleto qualche giorno dopo, in occasione della firma del contratto. Ci ha presentato ai suoi collaboratori, ci ha fatto visitare l’intera azienda, e poi a pranzo , sempre suoi ospiti, in uno dei migliori ristoranti della città. Seduto accanto a noi, come se ci conoscessimo da sempre, affabile e al contempo professionale, ci ha messo un attimo a farci sentire parte integrante della famiglia Maran. E io non sarei mai voluta andare via, e mai l’avrei fatto, se nel 2009 una brutta malattia e un anno e mezzo di ricovero non mi avessero allontanata e fatto scadere la validità del mio contratto. A nessuno, andato via volutamente o per motivi personali, è mai stato proposto un nuovo contratto. Altrimenti sarei ancora lì.

E forse è anche qui il senso di dedizione al lavoro di Nazzareno D’Atanasio. Un uomo semplice, che si è fatto da sé, partito dal nulla e arrivato a costruire un impero. Tutto alla luce del sole, con coraggio e determinazione, perseveranza e tenacia. Serio, caparbio, professionale, eppure umile e alla mano. E con un gran cuore. Peccato che sia stato proprio il suo cuore a tradirlo, una mattina come tante, in cui a bordo della sua auto stava raggiungendo la sede dell’azienda. La sua Maran, oggi, è orfana di un grande papà. Riposa in pace, Nazzareno.

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