Canto di Natale a Maggio

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Chiederai un abbraccio, prima o poi. Stanco e impaurito, cercherai qualcuno con cui poterti permettere di essere te stesso. Leverai la maschera, e non avrai paura di far vedere ciò che realmente sei. O forse sei così abituato a recitare la tua farsa, ormai, da credere che sia la vita vera, chissà.

Invece è la tua immagine svestita riflessa nello specchio ciò di cui hai paura. Chi è pronto ad accoglierti nel suo abbraccio non si lascia intimidire da una bruttezza che è solo nei tuoi occhi e che vedi solo tu. Potrebbe addirittura preferirti così.

Guardati intorno, e pensa a cosa ti ha portato a questa freddezza cosmica. Perché l’unica spiegazione plausibile è che tu neanche ti renda conto di quanti buoni sentimenti ci sono nelle persone che incontri sulla tua strada. Tu passi come un treno, o come un caterpillar, e chissà quante emozioni ti stai precludendo, senza neanche accorgertene.

Se stanotte venisse a trovarti lo Spirito del Natale futuro, come in “A Christmas carol” di Dickens, vedresti un vecchietto, solo, nella grande casa – deserta – ma piena di ricordi coperti di ragnatele.

Solitudine, tanta solitudine fino alla morte. Prova ad immaginarti tra venti o trenta anni: vecchio, solo, e avaro come Scrooge. Dovresti essere nel pieno della tua vita, e invece ti accontenti di sopravvivere.

Lasciati andare alle tue emozioni profonde! Puoi ancora non essere il fantoccio incapace di gestire la propria esistenza. Puoi ancora modificare ciò che stanotte ti farà vedere lo Spirito del Natale passato, cioè quel preciso istante in cui hai dato un calcio all’Amore.

È una vita molto povera, quella di chi non sa moltiplicare l’affetto e le attenzioni che riceve.

Pensaci adesso. Non accontentarti di sopravvivere.

Cerca la tua felicità, perché da qualche parte c’è. Devi solo incontrarla. Non c’è che una vecchiaia: quella che nasce dal rifiuto dell’amore, mi ha scritto mio padre su un bigliettino tanti anni fa, quando ancora la sua grafia non era traballante. Ed io lo conservo da allora, ogni tanto lo cerco e ci rifletto rigirandolo tra le mani.

Pensaci: mancano più di sei mesi alla visita degli Spiriti del Natale. Suvvia!

Il bigliettino scritto da mio padre.
Il bigliettino scritto da mio padre.

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