Passato, presente, futuro.

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Buongiorno, tesoro! La tua voce mi sveglia. L’orologio segna le 6:07. Fino a pochi minuti fa ronfavi rumorosamente e adesso sei sveglio e già pronto per una nuova giornata. Ma come farai, tu. Mi stropiccio la faccia e mugugno qualcosa di incomprensibile. Sto ancora un po’ a letto, io. Ti seguo con gli occhi mentre ti allontani. Arriva il rumore del tuo regolabarba, come una cantilena. Forse mi addormento di nuovo.

L’odore del caffè riempie di colpo la casa. Ti affacci alla finestra, scostando la tenda di lino, sperando in un tempo clemente. Mi sorridi col sorriso più dolce che io abbia mai visto, e sussurri vèstiti, usciamo! Io vorrei bofonchiare qualche parola, ma il tuo indice alle mie labbra chiede il silenzio. Mi preparo frettolosamente, come posso, e usciamo.

Il centro di Firenze ci accoglie col freddo pungente e il caos della mattina. Dici andiamo a vedere il mio passato e mi chiedi ancora il silenzio. Io stringo forte la tua mano, e ti seguo. Entriamo nella Galleria dell’Accademia. I primi turisti della giornata accorrono per ammirare David. Noi due ci sediamo sulla panca di legno davanti ad uno dei Prigioni. L’insegna recita “schiavo che si desta”.

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E restiamo lì, ad osservare l’uomo che si contorce nel tentativo di liberarsi dalla pietra che lo avvolge. È una lotta eterna, tra la forza e la voglia di vivere e la rigidità di una vita che non si è scelta fino in fondo. Ci guardiamo negli occhi e ci stringiamo in un lungo abbraccio. Questo ero io prima di incontrare te. Adesso andiamo a vedere il mio presente.

Percorriamo via Ricasoli in senso opposto, ci scontriamo con i turisti che chiedono indicazioni per il “Devid” e ignorano la nostra felicità. Arriviamo a Santa Maria del Fiore, provo a chiederti dove stiamo andando, ma col tuo sguardo eloquente mi fai capire che devo fidarmi. Quando arriviamo in Piazza della Signoria, penso che è il momento di salire sulla torre di Arnolfo di Cambio. Mi hai promesso che avresti affrontato le tue vertigini, prima o poi. Il cuore mi batte forte. Ma proseguiamo.

Ci dirigiamo verso gli Uffizi. Il mio presente è rappresentato nella sala di Botticelli. Saliamo subito al secondo piano, percorriamo il corridoio affollato fino alla sala 10. La porta è sbarrata, e un foglio A4 che odora ancora di stampa fresca recita “momentaneamente non visitabile”. Leggi la delusione sul mio volto, mentre tu stranamente sorridi. Io mi irrito. Il tuo sorriso diventa contagioso mentre una guardia, avvicinandosi, dischiude la porta e ci invita ad entrare. Il cartello resta appeso. Sento “dieci minuti, Professore” e capisco tutto. Visita privata! Mi sento piccola. Stringo più forte la tua mano, e mi lascio condurre da te. Primavera sembra sorriderci mentre avanza nel prato. Solo per noi. Il mio presente sei tu, che hai riportato la primavera nella mia vita dopo un lungo, interminabile inverno. Il cuore sembra esplodermi nel petto.

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Ti sposti verso la parete opposta, dove è appeso il secondo grande dipinto, Nascita di Venere. Ora vediamo il futuro.

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Eccoci insieme, io e te. Soffiamo come Zefiro, per spingere Venere sulla terra. Lei è appena nata, e simboleggia il nostro Amore. Mai fu vissuto un Amore più bello e intenso. Tutti pensano sia l’ideale di bellezza femminile. Lasciamoglielo credere. Venere siamo io e te, uniti in un corpo solo, formatosi dalla nascita dell’Amore Vero. Pochi hanno il privilegio di riconoscerlo. Ed ecco il nostro futuro insieme: dobbiamo prenderci cura del nostro sentimento, accogliendolo e proteggendolo come una delle Ore fa con il mantello. 

Ti guardo con gli occhi pieni di gioia e il cuore gonfio di felicità. Penso di non aver mai avuto un regalo più bello. Ci scambiamo un lungo bacio, prima di sentire un leggero colpetto di tosse della guardia che ci riporta alla realtà. Usciamo dalla stanza di Botticelli, consapevoli che non basta essersi trovati in mezzo ad altri sette miliardi di persone sulla Terra. Adesso dobbiamo avere cura del nostro Amore, proteggerlo e farlo vivere in eterno, anche oltre l’umana comprensione.

Il regalo più bello. Ma è solo il primo dei più belli. Ora sto con te. E tu mi riempi di regali come questo.

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