L’ultimo pezzo del puzzle

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La parete con i miei puzzles in camera da letto

È inutile affannarsi: certe mancanze non si colmano. Vani saranno tutti i tentativi di riempire con dell’altro. Come quando non trovi una tessera del tuo puzzle: è quella che manca, solo quella.

Una volta, tanti anni fa, ho riempito il vuoto con del Pongo cercando di imitare i colori, perché nell’insieme si confondesse con il resto. Un’altra volta ho ritagliato dalla confezione di cartone un pezzettino a imitazione del pezzo mancante. Appesi così in alto, i Girasoli, non si nota neppure. Però non è la stessa cosa, io lo so, so che il puzzle non è veramente completo. Poi, l’ultima volta, con la Notte Stellata da duemila pezzi, ho chiesto alla Clementoni di inviarmi il pezzo mancante indicandolo col sistema della battaglia navale e loro, con gentilezza, mi hanno inviato gratuitamente l’intero puzzle, lasciando a me il compito di scartare gli altri 1999 pezzi.

Peccato che nella vita non vada esattamente così. Se manca un pezzo, nessuno potrà fornirti il suo sostituto. O c’è o non c’è. L’unica speranza è quella di ritrovarlo, un giorno. Forse è finito sotto l’armadio o in un cassetto della scrivania. Qualche amico burlone potrebbe averlo nascosto nel tuo salvadanaio, quella volta che si avvicinò con la scusa di aiutarti. Ma non si può vivere di speranza. Appendi il tuo puzzle incompleto e vai avanti. Se lo guardi con gli occhi giusti è bello anche così.

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