Fiaba moderna

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E così la Strega rinchiuse la Principessa nella torre. Prima di andarsene, pensò bene di tagliarle i suoi lunghi capelli dorati. Eh già, anche le streghe leggono le fiabe, e lei non voleva che la principessa gettasse dalla finestra la sua lunga treccia per far arrampicare il Principe che l’avrebbe salvata.

E se lui avesse trovato un altro modo per arrivare a lei? La guardò dritta negli occhi profondi, e quindi rese la sua bellezza meno visibile, nel tentativo di far decidere al Principe di lasciarla lì nella torre. Eh già, la Strega sperava in un Principe poco attento alla bellezza interiore. E se il Principe sarà capace di scorgere la sua vera bellezza?! – pensò tra sé e sé la Strega, mugugnando. E dunque le donò un morbo che le invadesse il cervello. Quale Principe vorrà mai una Principessa malata?! – pensò la Strega, ridacchiando. E finalmente chiuse la porta dietro di sé, soddisfatta. Poi si guardò intorno: i prati smeraldo, i fiori zaffiro, il fiume turchese, le rose rubino. Eh ma il Principe non può avere vita facile, disse di colpo la Strega alzando la voce come se tutta la natura dovesse ascoltare le sue parole. Trasformò i prati in sterpaglia, il fiume in un pantano e i fiori in coccodrilli affamati, le rose in rovi pungenti. Così dovrebbe bastare, pensò. Ma se non dovesse bastare? Ordinò su Amazon tutti i libri di fiabe che riuscì a trovare e scelse la consegna veloce. Lesse per giorni e giorni, dondolandosi sull’amaca nel suo giardino. Poi si convinse di non aver lasciato niente di intentato: il Principe e la Principessa non sarebbero mai riusciti a vivere insieme happily ever after.
Intanto il Principe aveva saputo dell’esistenza della Principessa nella torre, e ne era così attratto, senza conoscerne il motivo, da preparare in fretta il suo destriero e partire per luoghi lontani. Cavalcò per giorni e giorni, e durante la notte scriveva di tutte le meraviglie che vedeva. Poi la Natura si fece più selvaggia, i prati divennero sterpaglia, i fili d’erba grossi rami pungenti, la soffice terra divenne roccia scoscesa. Ma il Principe non si scoraggiò. Continuò a cavalcare di giorno e a scrivere di notte. Fantasticò sulla vita felice con la sua Principessa, e così riuscì ad affrontare le discese ardite e le risalite. Eh sì, ascoltava pure un po’ di buona musica con gli auricolari EarPods del suo nuovo iPhone7, anche quando pioveva. Un giorno, finalmente, vide la torre stagliarsi nel cielo. Eccoti, mia adorata! Sto arrivando! – sospirò il Principe.
La Principessa udì la sua voce e iniziò a cantare una melodia dolce, che potesse ripagare il Principe di tutte le sue fatiche per arrivare fino a lei. Poi sentì il cavallo imbizzarrito e le urla del Principe. Stavano per entrare nel pantano. Eh no! – esclamò il Principe – i coccodrilli proprio no! Va bene tutto: la fatica, la fame, il sonno, le spine, il freddo… ma i coccodrilli proprio no! Principeeeeeeessaaaaaa – gridò con tutta la sua voce – io torno indieeeeeetroooooo! Proprio non c’ho voglia di affrontare pure i coccodrilli per te. E poi, chi me lo assicura che saremo davvero felici insieme?! Chi mi assicura che c’è davvero questo disegno grande per noi due?! Strinse forte le redini del cavallo, le tirò con vigore per farlo voltare, e iniziò a correre nel senso opposto.
La Principessa sentì il rumore degli zoccoli del cavallo e immaginò il suo galoppo veloce, finché il suono svanì e tornò il silenzio. Non smise di cantare, ma la dolce melodia diventò un po’ più punk e un po’ più rock. Si rimboccò le maniche di seta preziosa e provò a spostare una delle pietre che ostruivano la porta. Pesanti, erano troppo pesanti per lei. Però non mollò. E non aveva neanche un paio di guanti, così si rovinò le unghie e le bianche mani fatate. Giorni e giorni di duro lavoro. Quando finalmente uscì dalla torre, vide il selciato, poi il fossato. Vide anche le orme degli zoccoli del cavallo del Principe lasciate sul pantano. Le seguì con lo sguardo, per capire da dove era arrivato il Principe e così accertarsi di andare nella direzione opposta, perché di strada da fare ne aveva tanta. Dove sarebbe arrivata non lo sapeva, ma di certo era nella direzione opposta.

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