Sirio dei Cieli

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È l’aria fredda delle serate invernali, ma il cielo è così terso che mi invita ad osservarlo.

Non posso rifiutare.

Alzo la testa e riconosco Auriga, la costellazione pentagonale. Guardo a Sud, ed Orione risplende con tutte le sue stelle e nebulose.

Io mi sento una nebulosa, so di essere una tra tante, una tra un milione, insignificante. E tu invece sei Sirio, poco più a Sud, verso Sud-est, la più splendente delle stelle notturne. Io sono solo una tra tante – me lo hai detto tu mentre ridevo io – e tu sei tu: la stella più luminosa di tutte.

Guardati tu stesso: stasera brilli anche un po’ di più, se possibile. O forse sono i miei occhi.

Io continuerò ad osservarti, incantata.

Starai fermo lì, nonostante il mio de-siderio, lo so. Sotto il mio stesso cielo.

Due anni pitopitici

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“Mi piace potermi rileggere a distanza di tempo e rivivere emozioni altrimenti perdute. Non rileggo subito ciò che scrivo perché non sono alla ricerca della parola perfetta; al contrario, preferisco che il mio pensiero resti così come è nato nella mia testolina, spontaneo e senza mediazioni. Voglio solo condividere le mie emozioni: non ho strane pretese o velleità artistiche. È la potenza delle parole: sono portatrici di emozioni. Accessibili a tutti. E tanto basta”.

Così scrivevo nell’about il diciannove febbraio duemilasedici e iniziava, dunque, l’avventura pitopitica. Ho appena riprovato quel misto di emozioni e quella specie di straniamento da ciò che io stessa ho scritto. Il caso ha voluto che accadesse proprio oggi. Intanto gli anni pitopitici sono diventati due e molte cose scritte sono rimaste inedite. Potrei farne qualcosa, chissà. Chiederò a Woodstock di restituire tutto. Sperando che non abbia ristrutturato il nido.

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