Due anni pitopitici

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“Mi piace potermi rileggere a distanza di tempo e rivivere emozioni altrimenti perdute. Non rileggo subito ciò che scrivo perché non sono alla ricerca della parola perfetta; al contrario, preferisco che il mio pensiero resti così come è nato nella mia testolina, spontaneo e senza mediazioni. Voglio solo condividere le mie emozioni: non ho strane pretese o velleità artistiche. È la potenza delle parole: sono portatrici di emozioni. Accessibili a tutti. E tanto basta”.

Così scrivevo nell’about il diciannove febbraio duemilasedici e iniziava, dunque, l’avventura pitopitica. Ho appena riprovato quel misto di emozioni e quella specie di straniamento da ciò che io stessa ho scritto. Il caso ha voluto che accadesse proprio oggi. Intanto gli anni pitopitici sono diventati due e molte cose scritte sono rimaste inedite. Potrei farne qualcosa, chissà. Chiederò a Woodstock di restituire tutto. Sperando che non abbia ristrutturato il nido.

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