La temono in molti

Morte e Vita, Gustav Klimt, 1911 (dettaglio)
Morte e Vita, Gustav Klimt, 1911 (dettaglio)

La temono in molti. Nessuno che voglia anche solo nominarla. Io, invece, voglio parlarle e porle delle domande. Non ho paura, perché in realtà l’ho già incontrata una volta, anni fa.

Mi guardò in silenzio, con i suoi occhi fissi nei miei. Un ghigno, un sorriso o una smorfia mi avrebbero aiutata a capire qualcosa di lei e del motivo per cui decise di non portarmi via con sé. Ma gran parte del suo viso era nascosto. Solo i suoi occhi freddi puntati dritti nei miei. E silenzio. Per quanto tempo, non saprei dire. Poi si girò lentamente, nell’ombra, ed andò via. Semplicemente. Io non sapevo dove fossi né cosa stesse accadendo di preciso. Non ero pronta a farle delle domande. Non so se è stata lei a lasciarmi andare o se qualcuno le ha chiesto di non portarmi via, e lei ha accettato.

Sono trascorsi tredici anni da allora.

Ci penso spesso, anche oggi, nove maggio duemiladiciotto, mercoledì, alle cinque di mattina. Napoleone vaga per casa e passa da un lato all’altro del mio letto come un pendolo. Lo seguo incuriosita, con gli occhi socchiusi. Di solito dorme fino a tardi; solo il rumore del sacchetto di croccantini è capace di svegliarlo: smette di russare, raddrizza gli orecchi e si alza; mi scodinzola intorno fin quando la sua ciotola è colma, poi torna deliberatamente ad ignorarmi fino al prossimo attacco di fame.

Oggi, invece, è sveglio e in piedi prima di me. Dicono che i cani somiglino ai loro padroni, in un modo o nell’altro. Irrequieto pure lui, oggi.

La coda all’altezza del mio viso va veloce, sembra un tergicristallo su un parabrezza immaginario. Invece di spostare la pioggia, questo tergicristallo sposta i miei pensieri. Tiro il lenzuolo fino a coprirmi gli occhi, ma Napo sospira, guarda me e subito dopo il guinzaglio accanto alla porta. Gli si avvicina, lo annusa e lo mordicchia coi denti, spostandolo appena. Poi guarda di nuovo me. Poi ancora il guinzaglio. Ho capito: vuole uscire… Gli chiedo di avvicinarsi e non se lo fa ripetere. Acchiappo il suo muso tra le mani. Accarezzo il pelo lucido e morbido. E lui assume quell’espressione beata e soddisfatta di chi sta pensando qui comando io. E scodinzola, se possibile, ancora più veloce. Come ogni tergicristallo adegua la propria velocità alla quantità di pioggia, così la coda di Napoleone oggi si adegua ai miei pensieri da acquazzone.

74F9E873-C830-43F5-9114-002A6080CC14

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *