Recensioni culinarie

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Quando tua madre mette mano ai vecchi ricettari perché vuole “fare pulizie e buttare il superfluo”. E riconosci la tua scrittura traballante. E scopri che a sette anni immaginavi un pubblico di “care amiche” a cui sottoporre i tuoi consigli culinari. Annoti qua e là un “provatele!”, poi “queste sono buone”, e “queste un po’ meno”.

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Ad un certo punto, colta da imprevista urgenza di sintesi – che oggi fatico a spiegarmi – elaboro un sistema di classificazione. E quindi spiego che utilizzerò tre asterischi per il “buonissimo”, due asterischi per “un po’ meno”, un asterisco per “un po’ scarso”. Quello che mi sorprende, adesso, è dover ammettere che da bambina non ero così cattiva con le recensioni. O forse non dovrei sorprendermi, boh. Certo che oggi sarebbero più le stroncature che il resto. Abbonderebbero i “che schifo!”, “abominevole”, “indecente”, e i “cambia mestiere che è meglio”. Insomma, con la voglia di recensire ci sono nata, poi, col tempo, mi sono solo stronzificata.

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