In sogno, il secondo.

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E poi apparve anche a me, con il suo “buongiorno, dottoressa” buttato lì in modo distratto, perché stava già pensando oltre, perché non amava i fronzoli, tantomeno i convenevoli. Concreto e pragmatico, sì, quella doveva essere la parte femminile di lui. Sistemò con una mano la cintura, con l’altra allargò il nodo della cravatta, poi saggiò la sedia e prese posto alla scrivania. Proteso in avanti, le braccia vicine e le mani unite sembravano formare una freccia che mi indicava. Guardò l’orologio, e anche questo doveva essere rimasto come gesto abituale, ma ormai inutile, perché il quadrante non aveva più le lancette. Poi parlò.

– Intanto voglio ringraziarti per il lavoro che stai facendo…
– Ma io non…
– Zitta, non parlare, almeno adesso non farmi più ‘na capa tanta! Parlo io, adesso. Ho visto quella freccia che ti ha colpita. Era diretta a te stessa, devi saperlo. Tu sei una persona speciale, e anche lui lo è. Siete due capolavori. Entrambi avete bisogno di amarvi di più, di amare voi stessi. Ecco perché quella freccia. Sei tu l’arciere e sei tu il bersaglio. Oh, non fare quella faccia. È così, da qua tutto mi è più chiaro. 
– Ma non posso essere contemporaneamente arciere e bersaglio!
– Oh, sì, invece. E questo lui già lo sa. Tu, invece, devi capirlo. Devi amarti, perché tu non ti ami. E quando te ne accorgerai, sarà il momento esatto in cui già avrai già imparato ad amarti. 
– Ma io devo chiederle una cosa: perché il nostro…
– Uffa, parli troppo. 
– Non volevo interrompere, però..
– E invece l’hai fatto e continui a farlo.
– Scu..
– E non scusarti! – interruppe bruscamente. Il tempo, il tempo è prezioso, anche dove il tempo non c’è. Io vivo senza tempo, ma parlo con te che ne hai ancora. Impara a dosare il tuo tempo! Tornerò a parlarti quando ne sarai capace! Intanto fa’ la sorella, ché sei bravissima! E aiutatevi l’un l’altra… Scemuncelli!

Si alzò dalla scrivania, e scomparve. Lui non lo sa, voleva fare il burbero, ma io ho intravisto il suo sorriso sornione.

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